Il no degli architetti alle misure del Governo. Le richieste: visione, qualità e semplificazione

Gli spazi per l’educazione come laboratorio per il rilancio del Paese, ma il Decreto scuola sceglie il massimo ribasso

Paola Pierotti, PPAN
23. juni 2020
Nuovo Polo Scolastico di San Lazzaro di Savena (Bo), progetto di Mario Cucinella Architects con Tommaso Pazzaglia, Christian Zambonini, Claudio Preci e Cosimo Marinosci

«Un atto di grave immaturità politica e di totale inconsapevolezza delle esigenze del Paese e delle modalità con cui affrontarle». Così è intervenuto il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori (CNAPPC) sul Decreto scuola, in merito agli interventi sull’edilizia scolastica, che conferisce poteri speciali ai sindaci per accelerare l’esecuzione dei relativi lavori. Fino al 31 dicembre 2020 i sindaci e i presidenti delle province e delle città metropolitane potranno infatti operare con poteri commissariali per garantire l’avvio del prossimo anno scolastico. Anche in deroga al Codice dei contratti.

Visione strategica, qualità del progetto e semplificazione sono le vie proposte dagli Architetti al Governo, a partire dal tema dell’edilizia scolastica. Senza scorciatoie e puntando ancora una volta sullo strumento del concorso.

Dall’analisi del testo ed in particolare dell’art. 7 ter - Misure urgenti per interventi di riqualificazione di edilizia scolastica - è emersa secondo il Cnappc la totale assenza di una visione strategica finalizzata a revisionare l’impianto architettonico della scuola. Non solo, vengono ignorate anche quelle norme già esistenti che tracciavano indirizzi di azione condivisibili come l’art. 1 della legge 23/1996 “Norme per l’edilizia scolastica” e il D.M. dell’11 aprile 2013 che aveva varato le nuove linee guida Miur per l’edilizia per “garantire edifici scolastici sicuri, sostenibili, accoglienti e adeguati alle più recenti concezioni della didattica grazie alla progressiva diffusione delle ICT nella pratica educativa”.

Lo sguardo sulla scuola che emerge dal Decreto, secondo gli Architetti italiani, «è rivelatore di una pericolosa logica emergenziale, priva di attenzione alla qualità, i cui effetti devastanti rischiano di accompagnare l'esperienza scolastica nel nostro Paese per i prossimi decenni. La scuola è una comunità educativa, ma è anche un capitale spaziale, parte integrante e sostanziale del proprio contesto urbano; conseguentemente non è pensabile affrontare il tema scuola senza occuparsi del progetto della mobilità, degli spazi pubblici, del quartiere e comunque di tutti gli spazi connessi con la scuola, mettendo le persone e le famiglie al centro del progetto. Non è certo segno di maturità politica affrontare il tema scuola post Covid solo attraverso gli strumenti dell’emergenza».

«Il progetto scuola è un tema complesso e multidisciplinare che investe tutto il territorio italiano - sottolinea il presidente Giuseppe Cappochin - che non può essere affrontato con una fretta priva di visione e, ancora peggio, vittima della miopia che porta al massimo ribasso. Agire con velocità ed efficacia non significa abbandonare ogni strategia o prospettiva. Semplificare le procedure non significa operare in deroga alle leggi dello Stato attribuendo poteri straordinari a Commissari. Se il Codice appalti non funziona va modificato, non bypassato».

Scuola a Legnago (Vr), Atelier(s) Alfonso Femia, render di progetto. © Atelier(s) Alfonso Femia

Ecco che il Cnappc chiede di puntare su strumenti realmente innovativi, come sono i concorsi di progettazione a due gradi che, viaggiando veloci sulle piattaforme informatiche, garantiscono la qualità del progetto, riducendo contestualmente i tempi per la redazione del progetto esecutivo. Con chiaro riferimento ai tanti concorsi aggiudicati in questi anni e scelti attraverso competizioni lanciate su piattaforme come quella del Cnappc, dell’Ordine degli Architetti di Bologna o dell’Ordine di Milano. 

Tra le novità alcuni bandi come quello promosso dal Comune di Prato per realizzare una scuola in sostituzione di quella esistente e chiuso in questi giorni.

Tra le recenti aggiudicazioni, una in provincia di Verona per una scuola firmata da Atelier(s) Alfonso Femia. L'architetto ha firmato tra l'altro una lettera inviata al Cnappc, ad alcuni Ordini provinciali e ad alcuni Comuni lo scorso 7 giugno con una proposta articolata per "far ripartire il Paese dalla Scuola".

Guardando ai cantieri, partiranno entro l'estate i lavori per il Nuovo Polo Scolastico Campus KID dell'architetto Mario Cucinella. Presentato alla comunità lo scorso anno, il progetto che ha vinto il concorso indetto dal Comune di San Lazzaro di Savena, diventa, secondo l'architetto, «l'occasione per dare vita finalmente a un modello di scuola che porta con sé tutte le sperimentazioni più innovative degli spazi educativi».

Luce, colori, spazi dinamici e flessibili, cortili e giardini sono pensati per creare un ambiente di comfort ideale per i ragazzi e i bambini. L'idea è quella di un complesso unitario (scuole, palestra, auditorium) con un'architettura che tiene insieme il nuovo e l'esistente, anche grazie ad una grande copertura disegnata come un foglio sospeso, che abbraccia tutte le funzioni. La scuola diventa un presidio socioculturale, dove l'architettura stessa è veicolo di comunicazione e di conoscenza per chi la usa.

Nuovo Polo Scolastico di San Lazzaro di Savena (Bo), progetto di Mario Cucinella Architects con Tommaso Pazzaglia, Christian Zambonini, Claudio Preci e Cosimo Marinosci

«Gli edifici devono dare spazio ad aspetti che prima non c'erano, alle nuove esigenze. Quindi, gli spazi per l'educazione e la cultura hanno bisogno di una politica attenta a questi aspetti per un vero rilancio del Paese – ha commentato a proposito l’architetto Cucinella – per troppo tempo abbiamo fatto coincidere il luogo educativo con una norma, ma la norma non produce qualità e tanto meno bellezza. Gli edifici sono sempre una forma di educazione, la scuola a maggior ragione».

In questo contesto il Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, unitamente alla Rete delle Professioni Tecniche, ha presentato al Governo una serie di proposte di emendamento al Codice dei contratti, al fine di semplificare l’intero processo di esecuzione delle opere pubbliche, dalla programmazione al collaudo dei lavori. Tra le tante modifiche proposte, riveste particolare rilevanza quella dell’introduzione del comma 1 bis all’art. 24 del Codice, con il quale si stabilisce che, al fine di imprimere una accelerazione alla ripresa dei lavori, dopo il fermo determinato dalla pandemia Covid-19, le stazioni appaltanti, fino al dicembre 2022, dovranno esternalizzare gli incarichi di progettazione, affidandoli a liberi professionisti.

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