La città metropolitana di Milano, le strategie di Comuni, Regione e Ordine degli Architetti

I progettisti e il Pnrr: dai parchi alle scuole tutte le sfide in campo

Francesca Fradelloni, PPAN
23. maggio 2022
Livemmo, Pertica Alta. ©Daniel Cohen via Flickr

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza potrebbe risolvere le problematiche e indirizzare verso un nuovo impulso e nuovi scenari il nostro territorio e il paesaggio. I progettisti saranno i grandi protagonisti di questa opportunità. Il buon esito di questa campagna di rinnovo e crescita non potrà esserci senza uno stretto binomio tra Pnrr e progettazione, dunque. Azioni come i Piani urbani integrati, i progetti di rigenerazione urbana, la nuova edilizia scolastica, richiederanno una quota importante di competenze tecniche, urbanistiche, architettoniche, per assolvere ad un obiettivo fortemente indirizzato proprio alla trasformazione dei luoghi, nel segno di una transizione ecologica e digitale delle città italiane, in grado di renderle più internazionalmente competitive e regionalmente cooperative.

Tra le iniziative dedicate al tema quella promossa dall’Ordine degli Architetti della provincia di Milano che ha aperto un tavolo per chiedersi quali siano le ricadute a terra per l’area metropolitana del capoluogo meneghino.

La Regione Lombardia, per esempio ha attivato uno specifico monitoraggio delle risorse del Pnrr che ricadono sulla regione. Gli interventi sono tantissimi. Tra i tanti il progetto “Borgo Pilota” (Pertica Alta in provincia di Brescia) con l’individuazione di un borgo lombardo a rischio abbandono in cui realizzare un programma di interventi rigenerativi. E anche la conservazione e il restauro di parchi e giardini come Villa Raimondi e il suo parco a Vertemate o l’autodromo nazionale di Monza, i giardini della villa reale, solo per fare qualche esempio. «Abbiamo avuto 33 milioni con i Pinqua, 9 Comuni di interesse e diverse azioni con 24 le progettualità» ha spiegato Michela Palestra, vice-sindaca della Città Metropolitana di Milano.

Ma come si è mosso il Comune di Milano? Il punto l’ha fatto Dario Luigi Moneta a capo della Direzione specialistica autorità di gestione e monitoraggio piani dell’ente. «Anche noi abbiamo prima guardato cosa avevamo nel cassetto. Avevamo progetti già pronti per il valore di 4 miliardi. Perché uno dei primi problemi è far conciliare i tempi con le risorse a disposizione del Pnrr». Lettura allargata del territorio, inclusione, lotta alle disuguaglianze: sono stati questi i focus per scegliere i punti di intervento. «Oggi come oggi a Milano tra Pnrr, Re-Act, Fondo nazionale complementare, sono stati finanziati 35 progetti per un totale di 152 interventi per un totale di oltre 900 milioni», spiega Moneta. Tra i progetti: la Beic (con un concorso internazionale aperto), i Pinqua per le zone di San Siro e Niguarda, la bonifica e demolizione della scuola secondaria di viale Sarca con l’efficientamento energetico, i piani territoriali nell’area di Rubattino e supportare le reti di trasporto anche in termini di collegamento e riqualificazione delle stazioni, solo per citare alcuni casi. 

Non è una politica soft, anzi tende a trasformare e radicalizzare gli interventi sul territorio. Non con grandi opere infrastrutturali, ma azioni diffuse e capillari. Ora l’obiettivo è governare questa complessità e pianificare le risorse. Ci vuole, in primis, un grande cambiamento nella governance e bisognerebbe agire nelle strutture organizzatrici, con azioni trasversali tra le istituzioni. In una parola: collaborazione. Il Pnrr si inserisce all’interno del programma Next Generation Ue. Stiamo parlando di un pacchetto di 750 miliardi di euro che prevede investimenti pari a 191,5 miliardi di euro. A questo si affiancano 30,6 miliardi di euro di Fondo Complementare, al Pnrr si affianca pure la programmazione dei Fondi strutturali del periodo 2021-2027.

«Si afferma il ruolo centrale che gli ordini professionali devono avere nell’attuazione del Piano, sia in termini di attenzione alla qualità e all’innovazione dei progetti, che all’utilizzo più diffuso possibile dello strumento concorsuale quale via preferenziale per l’assegnazione degli incarichi», spiega Federico Aldini, presidente dell’Ordine degli Architetti Ppc della Provincia di Milano. La messa a terra dei progetti del Pnrr non ha a che vedere soltanto con la dimensione degli assi di finanziamento e la procedura di erogazione del credito, quanto con la territorializzazione degli interventi stessi. «Decidere dove andranno le risorse, definendo dei criteri per tipologia di progetto e degli indicatori geografici per l’assegnazione dei fondi è una questione centrale per affrontare i nodi strutturali del Paese», conclude Alberto Bortolotti, vicepresidente dell’Ordine. 

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