Contaminazione tra settori, piattaforme aperte, la sfida della novità, la domanda di futuro

Storytelling della città e del post-Covid. La lezione di Sorrentino con Vanity Fair

Paola Pierotti, PPAN
25. maggio 2020
Foto di Kaique Rocha

Raccontare l’architettura e le città, rimettendo al centro l’uomo, i suoi bisogni, i comportamenti, i sogni, il futuro. Offrire un contributo allo storytelling del tempo-Covid19. Utilizzare il tempo del lockdown per sperimentare nuove forme e strumenti di comunicazione. In queste settimane si sono moltiplicate le occasioni di ascolto e lettura, il tempo lento della quarantena ha risvegliato la voglia di dire e di partecipare. E le iniziative più interessanti sono quelle che propongono degli sconfinamenti tra autori e temi, con format che evidenziano la presenza di un’attenta regia, ma che si propongono anche come piattaforme aperte. 

In questi giorni in Italia è uscito l’ultimo numero di Vanity Fair, un numero speciale curato da Paolo Sorrentino. Titolo? Fase 4. Il regista premio Oscar è stato ingaggiato come direttore della rivista, dando vita ad un'operazione multimediale innovativa, a metà strada tra cinema ed editoria. Il progetto si ispira a La Grande Bellezza, capolavoro del regista premiato dall’Academy Award nel 2014, e non può che dedicare spazio alla rilettura delle città, dei luoghi. Focus su Roma, con una copertina che si distingue per uno stuolo di fenicotteri rosa fotografati di notte sulla Scalinata di Trinità dei Monti: «una visione iconica e surreale che annuncia la Fase 4 – spiegano dal giornale - momento onirico ma programmatico per pensare il futuro dopo il lockdown e i primi tentativi di ripartenza». Un richiamo all’impegno e all’immaginazione, a dare un contributo con una visione di futuro. Un progetto editoriale innovativo, che scommette sulla novità, sul linguaggio, sulla cura dei contenuti. 

Foto tratta dal sito vanityfair.it

Progetti di informazione e comunicazione degli Architetti.
Si è spostata e animata su frequenze digitali l’iniziativa Bottom Up!, il nuovo festival di architettura di Torino nato su iniziativa dell’Ordine degli Architetti e della Fondazione per l’architettura / Torino, con l’intento di diffondere la conoscenza dell’architettura contemporanea e favorire pratiche di trasformazione urbana dal basso, partendo dalle idee della comunità che, attraverso processi di crowdfunding e dibattiti pubblici, saranno trasformate in realtà. La pagina facebook è diventata un collettore di idee e soluzioni per il post-pandemia: dalla trasformazione di parcheggi in aree alberate alla socialità in streaming, dagli usi dei giardinetti di condominio a più generali proposte su come cambiano le necessità in relazione all’uso degli spazi. In questi 100 giorni l’Ordine degli Architetti di Roma ha raccolto delle video-pillole con visioni, proposte, criticità e soluzioni da parte degli iscritti, di Presidenti di altri Ordini e di stakeholder della città. L’Ordine degli Architetti di Milano ha organizzato “gli stati generali degli architetti milanesi 2020”, dal 27 al 29 giugno, anche in questo caso con un percorso partecipato, per dare una risposta concreta a come potrà essere il futuro dopo la crisi.

Futuro è la parola chiave della maratona promossa dal Consiglio Nazionale degli Architetti il 23 e 24 maggio attraverso una piattaforma dedicata, Architetti per il futuro  che ha contato la partecipazione di 13mila utenti, 150 guest speaker e 170 interventi esterni. 

L’evento: architettura e media

Sempre restando in tema di eventi, con un focus specifico sulla comunicazione, a Barcellona si è appena concluso il festival Architecture & the Media, promosso dalla Fundaciò Mies van der Rohe e Laboh, con il supporto di Creative Europe, dedicato quest’anno alla comunicazione architettonica nei mezzi radio-televisivi e negli altri media audiovisivi, con un focus specifico sul ruolo delle immagini. Tra gli ospiti Oliver Wainwright, critico di architettura per il prestigioso quotidiano britannico The Guardian e il fotografo olandese Iwan Baan, con un intervento sul ruolo delle fotografie nel racconto di un lavoro.

Foto di Pixabay

Strumenti, dai podcast ai social network 

Piattaforme digitali aperte, lunghe interviste sulla carta stampata, news che rimbalzano sui portali di settore e non. Spazio anche ai podcast: oltre al lavoro curato da tempo da Monocle dedicato soprattutto al tema delle città, è nato “Face to Face”, una nuova serie di podcast promosso da Dezeen con conversazioni con i più grandi nomi dell'architettura e del design. Pubblicato ogni martedì mattina, la prima serie include interviste con Es Devlin, Thomas Heatherwick, Hella Jongerius, John Pawson, Roksanda Illinčić, Tom Dixon e David Chipperfield.

I veri protagonisti rimangono i social con dirette video che hanno animato via via le bacheche di addetti ai lavori e non. Canale prescelto anche dalle istituzioni, dal Museo Maxxi di Roma alla Triennale di Milano, dove si sono alternate storie e dirette con protagonisti del mondo della creatività e della cultura. In particolare, l’istituzione milanese via instagram, ha dato il via al progetto Decameron, sviluppato a partire dallo spunto del Decamerone di Giovanni Boccaccio, che narra di un gruppo di giovani che nel 1348 per dieci giorni si trattengono fuori da Firenze per sfuggire alla peste nera e a turno si raccontano delle novelle per trascorrere il tempo.

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