La città della Mole si interroga su come esaltare il proprio potenziale e posizionarsi a scala internazionale

Da Monocle a Cisco, da Copenhagen a New York: Torino stratosferica dà lezione di city making

Paola Pierotti, PPAN
22. ottobre 2019
Immagine per cortesia di Torino Stratosferica

Fare città. Come? Se Milano è la locomotiva delle iniziative che guardando con interesse al city making, in queste settimane anche Roma e Torino sono state sotto i riflettori. La capitale ha ospitato per una decina di giorni l’evento SPAM, il festival promosso dall’Ordine degli Architetti di Roma con un centinaio di ospiti dal mondo e un appuntamento dedicato al tema ‘dreamcity’. 

Torino invece ha accolto la terza edizione di Utopian Hours, un festival che ha animato la Torino design of the city, negli spazi della Nuvola Lavazza. Un progetto collettivo di city imaging, per costruire un racconto corale che esalti il potenziale della città e il suo posizionamento internazionale.

Tra gli ospiti internazionali anche il direttore della Amager Bakke Foundation Patrik Gustavsson che ha presentato CopenHill, il nuovo termovalorizzatore di Copenaghen con pista da sci sul tetto, oltre a Andrew Tuck, founding editor di Monocle e conduttore del programma radiofonico "The Urbanist". La canadese Michelle Senayah, che con The Laneway Project anima le strade e i vicoli in disuso di Toronto attraverso l’organizzazione di eventi e momenti di condivisione, è rimasta colpita dall'alto numero di persone che si sono soffermate a osservare Torino pensando a ciò che vorrebbero realizzare per migliorarla. «Rendersi conto che tutti hanno le capacità per poterlo fare, è essenziale per rendere efficace la costruzione della città». Ancora, Txell Blanco ha riproposto attraverso un workshop che ha coinvolto i cittadini torinesi, il progetto Play the City, city gaming adottato a Amsterdam come mezzo per trovare soluzioni e nuove strategie utili a risolvere problemi sociali nel contesto urbano. 

Immagine per cortesia di Torino Stratosferica

Sulle città del futuro sono scese in campo aziende come Cisco ed Edison. La prima ha promosso un talk dedicato al tema della città 4.0 e alla capacità della tecnologia di connettere luoghi, dati e persone ripensando ad un'esperienza urbana più intelligente. Edison invece si è concentrata sul tema della Circular Economy. «Siamo al fianco dei territori nella pianificazione e nella co-progettazione delle città e dei contesti extra-urbani del futuro. Intraprendiamo un percorso insieme ai nostri partner locali – ha dichiarato Paolo Quaini, vice presidente servizi energetici e ambientali di Edison – per arrivare a comprenderne i diversi scenari di sviluppo economico, sociale e ambientale e migliorare concretamente la qualità di vita, sicurezza e ambiente, oltre alla connettività delle persone e dei luoghi in cui vivono».

Immagine per cortesia di Torino Stratosferica

Il presidente di Torino Stratosferica Luca Ballarini ha commentato così: «Il festival ha raggiunto una nuova dimensione. Il pubblico (al 50% sotto i 30 anni) ha apprezzato l’approccio aperto e visionario di Torino Stratosferica. Il nostro obiettivo era fare di Utopian Hours uno dei momenti culturali più stimolanti, internazionali e coinvolgenti del palinsesto di eventi che si tengono a Torino e in Italia, e crediamo che i numeri e i commenti su questa terza edizione lo abbiano confermato».

Progetto in primo piano

Sauerbruch Hutton

M9 Museumsquartier, Venedig-Mestre

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