Ripensare gli spazi e le città con “L’Atlante di genere” di Milano

Francesca Fradelloni, PPAN
18. marzo 2022
Milano, piazza Dergano. Piazza aperta. Ph. ©Comune di Milano

Un’analisi puntuale degli spazi urbani, a partire da una prospettiva femminista, era stata affrontata recentemente nel bellissimo libro della geografa Leslie Kern. Tema attuale e con una lunga storia alle spalle. La geografa Jane Darke diceva che «ogni insediamento è un’iscrizione nello spazio delle relazioni sociali all’interno della società che lo ha costruito…». In sintesi, le nostre città sono mattoni, vetro e cemento del patriarcato, ma soprattutto: le nostre città non sono spazi neutri. Intrecciare gli studi urbani e gli studi di genere è l’obiettivo di “Milano. Atlante di genere”, libro che fa parte della più ampia ricerca Sex & the City commissionata da Milano Urban Center. Un lavoro che utilizza lenti di osservazione specifiche che consentono di visualizzare le possibilità offerte alle esigenze delle donne e alle minoranze di genere. 

Preview del libro "Milan Gender Atlas"

Infatti, a livello simbolico, i centri urbani continuano ad essere spazi degli uomini, la casa spazio delle donne, ma la città nelle sue trasformazioni è la rappresentazione della società che cambia. Ogni scelta urbanistica, ogni scelta politica è la rappresentazione del potere dominante. La realtà dei fatti e la disposizione delle cose, ci chiariscono molto del tessuto in cui viviamo.

«Nel momento in cui si osserva, da un punto di vista delle necessità di genere, l’organizzazione delle nostre città (la disponibilità dei servizi, l’offerta degli strumenti) ne risulta una lettura dello spazio, sia pubblico che privato, dove la donna emerge come soggetto sostanzialmente assente. La donna, in questo contesto, tende a dover adeguare le sue necessità sulla base appunto di precondizioni che sono standardizzate su un modello maschile», racconta Florencia Andreola, ricercatrice e autrice, insieme ad Azzurra Muzzonigro, del volume. 

Mappa che mostra servizi utili per le donne ed anche la toponomastica al femminile

Nei fatti la progettazione non considera che ci possano essere bisogni differenziati tra uomini e donne e conseguentemente appiattisce le soluzioni progettuali. Anche le politiche pubbliche appiattiscono l’offerta intorno a un modello maschile come soggetto universale. Nonostante il riconoscimento formale dell’uguaglianza, è forte ancora oggi la necessità di inserirsi nel meccanismo del sistema e delle sue possibilità di trasformazione. Per farlo, ci dicono le autrici, è necessario spostare lo sguardo, trasformarlo in una pratica politica che metta al centro le persone e la loro singolarità. Sin dalla sua nascita l’urbanizzazione si è offerta come dinamica di sviluppo ed emancipazione delle società. Lo spazi urbano, di fatto, rappresenta una polis dove la presenza femminile è stata esclusa. “L’Atlante di genere” di Milano, nel suo complesso, nasce dal bisogno di indagare la sfera pubblica e privata per comprendere come la vita delle donne si sviluppi fuori e dentro le mura domestiche, e quali necessità specifiche esprimono. Ma si propone anche di decostruire lo spazio urbano contemporaneo, costituendo uno strumento teorico e pratico per pianificare contesti più inclusivi dei corpi che abitano lo spazio urbano e per una mappatura critica della città. «È importante anche dire che questo Atlante è pensato non tanto come una mappatura compiuta e definitiva, ma piuttosto come un organismo aperto, come una sorta di piattaforma che è pronta ad accogliere molteplicità che prendono corpo nel loro spazio», precisa Azzurra Muzzonigro.

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