Intervista a Susanna Tradati. Lo studio romano ha in cantiere l’headquarter Eni e quello per Tesisquare

Ricerca, formazione e progetto. I tre pilastri post-pandemia per Nemesi

Paola Pierotti, PPAN
16. ottobre 2020
Hq Enel. Render di Nemesi

Dall’Eni Headquarter, firmato con gli americani dello studio Morphosis, in costruzione a San Donato Milanese (in consegna nel 2021) e che punta a concretizzare un nuovo tassello della grande visione di Enrico Mattei, al campus Tesisquare + Digital Innovation Gate, in costruzione nel comune piemontese di Cherasco, studiato sul modello olivettiano, per dare forma ad una visione aperta ed inclusiva di azienda, concretamente trasparente e sostenibile. Sull’evoluzione del palazzo per uffici integrato con il tema della ricerca e dell’innovazione, si concentra l’impegno dello studio romano Nemesi, guidato da Susanna Tradati e Michele Molè.

Architetto Tradati, qual è l’identikit del progetto del campus Tesisquare ormai in cantiere?
Tesisquare (Where IT Happens) è un’azienda leader nell’Information Technology, con la sua esperienza consolidata è oggi al servizio di 80 paesi e 25mila aziende. La forza del progetto che abbiamo proposto, a un anno dalla sua concezione, è nel disegno di un’urbanità aperta al territorio, partendo dall’idea che la rigenerazione urbana nasce dal dialogo con il contesto e dal lavoro sull’architettura-paesaggio, dove natura e architettura si modellano a vicenda. Al centro di questo ragionamento ci sono l’uomo e la comunità, elementi su cui è modellato l’intero progetto. Al momento è in completamento il Campus A, ovvero la prima delle tre fasi previste per la realizzazione dell'innovation hub. La struttura crescerà nel tempo e, nonostante si trovi a fianco della sede aziendale Teisquare in espansione, avrà la sua autonomia funzionale.

Nemesi lavora da anni sul tema degli uffici. Dal vostro osservatorio, come è cambiato il mondo del lavoro in relazione alle nuove tecnologie? Cosa possono fare gli architetti?
Oggi che il Governo italiano sta ragionando, con la messa a punto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, di come rilanciare il Paese, credo sia importante che noi architetti proviamo a dare risposte circa la sostenibilità urbana e ambientale di interventi che riescano a mettere in relazione temi quali la digitalizzazione e l’innovazione, la rivoluzione verde e la transizione ecologica, e ancora la competitività del sistema produttivo, l’istruzione e la formazione, ovvero alcuni dei presupposti primari su cui si basa il Piano di Rilancio del Paese.

Hq Tesisquare. Render di Nemesi

In questo particolare momento in cui la pandemia ha rimesso in discussione il sistema, suggerendo di investire sul cambiamento, quali sono per Nemesi i pilastri su cui puntare per il rilancio del Paese?
Ricerca, formazione e progetto. La crisi sistematica che ha investito il mondo occidentale negli ultimi decenni è acuita, in Italia, dall’abdicazione al nostro ruolo storico di generatori di progetto e innovazione. Servono visioni di medio e lungo termine, che vanno sostanziate con riforme funzionali alla sua graduale realizzazione. Lavorare su nuovi modelli di sviluppo urbano e territoriale può essere l’importante fondamento di un ragionamento sistemico di sviluppo che coinvolge quelli che potrebbero essere, appunto, i tre pilastri citati. 

Fondamenti per una rinnovata competitività?
Fare ricerca e scommettere sull’innovazione è un presupposto da cui partire per programmare un insieme di azioni mirate a valorizzare la nostra identità italiana. Ancora, la ricerca è il modo per declinare la creatività nostrana in traiettorie di sviluppo che siano in grado di integrare know-how tecnico e scientifico all’avanguardia e fare la differenza nella competizione internazionale.

Vista aerea del cantiere Enel. Foto di Urban File per cortesia di Nemesi

Quali possono essere gli ambiti di azione?
Da quello sanitario e scientifico all’hi-tech connesso all’innovazione digitale e all’intelligenza artificiale, promuovendo nuove frontiere di collaborazione trasversale tra competenze apparentemente diverse e ancora scollegate tra loro. Il tema della costruzione e valorizzazione di una comunità scientifica che vede già la presenza di numerose eccellenze e avanguardie locali, può essere declinato nell’individuazione di reti fisiche composte da poli di ricerca, ma anche nella progettazione del singolo polo. Ecco che a Milano, ad esempio, questo progetto sta prendendo forma con Mind, un distretto innovativo fondato sul presupposto di competenza, trasversalità e urbanità, allo scopo di coniugare contenuti di ricerca scientifica alla qualità sociale ed urbana (Mind tra l’altro ha il suo cuore pulsante nello Human Technopole, di cui Palazzo Italia, progetto Nemesi, è centro funzionale e simbolico, ndr).

Secondo pilastro: la formazione. Ovvero?
Il dibattito sulla riorganizzazione della scuola a fronte della pandemia dovrebbe far riflettere sulla necessità di un totale ripensamento dell’impostazione teorica e organizzativa delle strutture dedicate all’istruzione.Sarebbe opportuno ragionare su come far dialogare i due mondi della ricerca e della formazione, anche lavorando sulla prossimità fisica di poli ad essi dedicati.Si potrebbero immaginare allora cittadelle della conoscenza e della ricerca che, contaminandosi, potrebbero dare impulso a nuovi scenari urbani.

E il progetto?
È il terzo pilastro che connette i primi due, è la capacità di tradurre in modo sostenibile, coerente e organizzato la visione collegata allo sviluppo di questi poli di competenza. Le città sono incubatrici di progetto e innovazione, sostenibilità sociale, culturale ed economica.

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