Dopo Genova, focus al Politecnico di Milano e con l’Ordine degli Architetti di Roma

Nautica e architettura, tra formazione e mercato, le sfide dell’innovazione

 Paola Pierotti, PPAN
3. dicembre 2018
Foto: Cortesia A. Vallicelli&C (www.vallicellidesign.it)
Il design italiano guarda con interesse al settore della nautica. Concluso con successo il 58° Salone Nautico Internazionale di Genova (20-25 settembre 2018), con un numero importante di presenze e anche con una valenza simbolica dopo la tragedia del viadotto Morandi, da Milano a Roma sono i mondi dell’accademia e delle professioni ad interrogarsi sulle opportunità di mercato per gli architetti e i designer appassionati del mare. 
Al Politecnico di Milano (28 novembre 2018) si è acceso un faro sui temi della sostenibilità e dell’etica, e sulle frontiere degli yacht ‘green’, nell’abito del programma della terza edizione della Italian Yacht Design Conference, promossa anche dal Master organizzato da POLI.design. Un confronto aperto tra designer, ricerca e mondo dell’industria, attraverso il tema dell’innovazione in ambito yacht design, anche per approfondire in particolare le trasformazioni digitali in atto e di condividere esperienze di eccellenza sviluppate da esplorazioni di nuove piattaforme per il design. Non solo big tra gli ospiti: tra gli altri anche Nicolò Piredda, 24enne, sardo, vincitore del premio Young Yacht Designer of the Year 2018.
Nella capitale intanto, l’Ordine degli Architetti Roma ha organizzato una giornata di studi (22 novembre 2018) su un mercato in espansione che, da sempre, vede un grande apporto da parte dei progettisti italiani. Nonostante la crisi del 2008, le stime prevedono che nel 2020 il mercato delle imbarcazioni di lusso arriverà a valere 70 miliardi di euro in tutto il mondo. E in Italia, negli ultimi tre anni, si sono registrati tassi di crescita medi del 16% grazie soprattutto alle commesse in arrivo dall’estero. Questo a conferma del riconoscimento globale dell’abilità delle aziende nostrane nella sperimentazione di forme, tecnologie e materiali. «Il design da noi è figlio delle botteghe artigianali rinascimentali dove intellettuali e artigiani coniugavano aspetti linguistici e produttivi – ha spiegato Andrea Vallicelli, architetto romano e designer di Azzurra e altri rinomati scafi da regata –. Questo rapporto sinergico, per avere successo oggi, deve cogliere gli elementi caratteristici della contemporaneità. Gli yacht sono macchine molto complesse che si muovono fra due fluidi come l’aria e l’acqua e in cui la forma ha un ruolo fondamentale rispetto alla prestazione. Anche l’architettura però è importante, perché si tratta di imbarcazioni che contengono spazi abitativi, non semplici abitacoli».
È l’innovazione che ha portato, non solo nel settore della nautica naturalmente, allo sviluppo di nuovi materiali ecocompatibili. «Resine derivanti da frumento e altri prodotti naturali come la canapa e il lino – ha evidenziato l’architetto Massimo Paperini, professore dell’Università Roma Tre nell’ambito del forum promosso dall’OAR – sono solo alcune delle novità degli ultimi anni. In alternativa al Pvc è stato utilizzato anche il sughero, mentre per la sua elasticità cresce l’impiego della canna di bambù. Trovo giusto sperimentare portando sempre al limite sia i materiali che i progetti, in tutti i loro elementi. Da questo punto di vista il rapporto con i miei colleghi e con gli studenti è fondamentale perché mantiene alto il livello di competitività, stimolando così il progresso e alzando l’asticella delle aspettative e delle possibilità. Lo yacht design è un tema molto complesso per la sua relazione con elementi ai quali gli architetti abitualmente si rapportano, ma in condizioni diverse. Un esempio? La luce. Diversamente da un edificio, un’imbarcazione cambia orientamento continuamente e questo porta il progettista a dover fare degli studi approfonditi ed a lavorare fianco a fianco con altre professionalità».

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