Hospitality e case per vacanze: target internazionale, rispetto del territorio e innovazione delle funzioni

Il design della Valle d’Itria sotto la lente degli architetti che vivono e conoscono il territorio

Paola Pierotti, PPAN
27. luglio 2021
Orama Relais, Ostuni. Aldo Flore & Rosanna Venezia. Foto tratta da arkitetti.it

«Confrontarsi con un territorio così fortemente caratterizzato da ulivi secolari è una sfida avvincente. Avere la possibilità di realizzare un’opera architettonica sostituendo due case che hanno sfigurato il paesaggio è ancora più emozionante. Orama Relais è pura geometria di forme e volumi evocativi di edifici storici, tutti i temi dell’architettura delle masserie pugliesi sono rielaborati sia nelle planimetrie che nei prospetti di quest’opera contemporanea» Aldo Flore e Rosanna Venezia raccontano così una delle loro ultime creature nate a Ostuni, dove gli architetti hanno il loro studio da oltre 20 anni, con 6 collaboratori, e dove in questi giorni hanno ultimato un’altra masseria, Santa Filomena con 14 stanze, e un dependance in un trullo recuperato. 

Il rapporto tra l’interno e il paesaggio circostante fa da guida alla mano dell’architetto, l’attenzione all’illuminazione, alla ventilazione, alla raccolta dell’acqua, l’utilizzo di fonti rinnovabili fanno dell’Orama Relais anche un esempio di architettura bioclimatica contemporanea. Flore & Venezia sono anche i progettisti del Borgo Canonica sempre nella Valle d’Itria che consiste nel recupero di un borgo di circa 50 trulli e lamie per realizzare un progetto di architettura moderna capace di inserirsi in modo naturale. Un luxury hotel che gode di un paesaggio unico con un «progetto – spiegano – che prevede interventi minimi per il restauro dei trulli trasformati in 18 suite, ognuna con il proprio giardino privato, a valle invece c’è una spa interrata dalla quale, con una scala in pietra, si accede alla piscina esterna e a un ristorante con accoglienza, punto di snodo delle varie funzioni».

Hospitality ma anche case private come la Masseria Mangiamuso, ultimata a Ostuni nel 2020. «Dopo aver affrontato il tema della distribuzione degli spazi sia interni che esterni, la volontà – spiegano gli architetti – è stata quella di trattare la masseria non come una semplice casa di campagna, ma come un monumento da rispettare perché possa rimanere testimonianza anche nel futuro».

Servono una particolare conoscenza del territorio e cura del paesaggio, per poter intervenire nella valle degli uliveti secolari. Il Piano regionale è rigoroso, a titolo di esempio le piscine private non possono superare i 40 mq e al massimo si può essere più creativi sulle proporzioni. «Ma il momento è straordinario – dice Aldo Flore – abbiamo a che fare con clienti australiani, francesi, belgi, recentemente anche con uno danese. Molto spesso li assistiamo fin dalla scelta del terreno, ben prima di iniziare con il progetto. Siamo all’inizio: dopo un lungo periodo in cui la Puglia è stata scelta come luogo di vacanza, oggi diventa una meta per viverci». 

Borgo Canonica, Valle d’Itria. Aldo Flore & Rosanna Venezia. Foto tratta da arkitetti.it


Si stima che solo un 10% degli architetti che operano nel territorio non sia locale. Si distingue tra gli altri Luca Zanaroli di Bologna, con una consolidata relazione con il territorio e con numerose opere realizzate in questi anni in Puglia, dal Salento alla Valle d’Itria. «Il mio incontro con la Puglia è stato casuale. Nel 2005 – racconta Zanaroli – ho comprato una vecchia lamia con pagliara (i tipici fabbricati rurali) vicino a Santa Maria di Leuca. Li ho ristrutturati per realizzare il mio buen retiro perché rimasi immediatamente affascinato da questa terra. Il progetto è stato pubblicato e da lì sono iniziati i primi lavori in quel territorio». Da allora l’architetto ha progettato e costruito una decina di case, e altrettanti cantieri e progetti sono in corso.

Foto di Luca Zanaroli architetto

«Gli edifici che caratterizzano il paesaggio rurale, in gran parte ancora integro in quelle zone, possiedono un forte carattere simbolico, un preciso e riconoscibile linguaggio architettonico. Se da un lato è importante conservarne la loro identità all’interno del nuovo contesto, nello stesso tempo – racconta – cerco di farli diventare parte di un tutto, senza soluzione di continuità tra passato e presente, tra vecchi e nuovi stili, anche di vita». La luce e l’aria sono sostanza dello spazio, l’ambiente costruito e quello naturale sono parte di un unico spazio architettonico, così come il concetto di esterno e di interno.

Dal recupero, storie di sostenibilità che non possono prendere in considerazione solo gli aspetti tecnici e costruttivi dell’intervento di trasformazione «ma – aggiunge l’architetto bolognese - in termini di memoria, deve riguardare anche le modalità di recupero dei caratteri del passato e la loro riproposizione in chiave contemporanea. Chi decide di costruire o recuperare un fabbricato in questo particolare contesto per trascorrere anche solo una parte del proprio tempo, lo fa per il desiderio di “appartenere” a questi luoghi, di stabilire un legame intimo con il territorio e ciò che esso esprime. L’architettura deve tendere a creare un sistema in equilibrio tra ambiente artificiale e naturale, comprese le architetture rurali tradizionali sorte per lo più in modo spontaneo. Attraverso l’integrazione e la giustapposizione (e non contrapposizione) dei vari elementi, artificiali e naturali, essi possono diventare parte di un unico, organico e fluido paesaggio».

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