Dal manifesto al riconoscimento dell’ADI, un team di 5 professionisti fa scuola

Quando il cibo è materia di progetto. Decolla il mestiere del Food designer

Paola Pierotti, PPAN
27. aprile 2020
Stracciatella taggiasca. Foto per cortesia di I food designer

Da qualche settimana si è costituito un gruppo di Food Designer. Sono Paolo Barichella, Mauro Olivieri, Ilaria Legato, Marco Pietrosante e Francesco Subioli, cinque professionisti che da 15 anni lavorano insieme e hanno contribuito a portare contenuti del mondo del food design in Italia. Si occupano d’innovazione di progetto, di prodotto, di approccio, di storia della cucina e delle forme di convivialità, mettendo ciascuno a disposizione la propria esperienza nei diversi campi.

Si sono moltiplicati in questi anni master e corsi di formazione dedicati al tema specifico, ma la locuzione “Food Design”, con i suoi valori, è nata in Italia nel 2002 da un’intuizione di Paolo Barichella che ne ha registrato il marchio. Nell'ultimo decennio l’attenzione è cresciuta in modo estremamente rapido e consistente, configurandola come una delle discipline contemporanee del progetto. Al punto che questa specializzazione è entrata ufficialmente anche in ADI con una commissione tematica.

Ricerca, sostenibilità innovazione e tecnologia sono i requisiti indispensabili per poter parlare di design, e in questo caso la sfida consiste nell’inserire il cibo nel processo, per progettare un prodotto, un servizio o un'esperienza. I singoli professionisti coinvolti nel team di nuova costituzione operano già dal 2006, ognuno con la propria specializzazione ed esperienza. 

I Cinque professionisti. Foto per cortesia di I food designer

«Crediamo in una progettualità che usi un linguaggio etico e che tenga conto di un processo sostenibile nelle diverse fasi: ideazione, costruzione, produzione, vendita, utilizzo e dismissione. Progettare per il Food – si legge nel manifesto del Food Design – significa creare prodotti, servizi e sistemi per “dare forma” a un bisogno di consumo ricco di fattori simbolici oltre che funzionali. Lo stretto rapporto fra idea e realizzazione passa per una serie di componenti che si intersecano e che devono convivere in stretta armonia e efficienza. Questa forte simbiosi ci consente di costruire un linguaggio nuovo per una lettura ed un percepito del prodotto e del servizio, limpida e completa. Nel Food, il prodotto e il servizio vendono se funzionano e comunicano concentrandosi sul cliente come persona, mettendo al centro i valori umani».

Jelly Cocktails. Foto per cortesia di I food designer

Un mestiere con attività variegate quello del food designer. Si spazia dalla definizione dei brand al design della comunicazione, accompagnando le aziende nella progettazione di nuovi prodotti e strumenti legati al mondo alimentare. Attenzione continua a sostenibilità ed economia circolare, oltre che alle attività interne delle aziende, al fine di garantire l’efficienza dei processi di filiera e delle lavorazioni, fino ad arrivare alla progettazione di strumenti, supporti e packaging dedicati al mondo alimentare. Spazio anche al cosiddetto "Food Experience e Sensory Design", disciplina con un richiamo alla progettazione sensoriale che fornisce una visione progettuale al senso di una ricotta o alla sala, in questo caso interpretando in chiave contemporanea il ruolo del “maitre de salle”. Non solo, sono costantemente impegnati nella progettazione e nello sviluppo di nuovi format.

Campotti. Foto per cortesia di I food designer

Tra le altre applicazioni, c’è anche quella del design del servizio e del design della comunicazione per l’ospitalità, a sostegno della costruzione di aree di consumo e di soggiorno (ristoranti, hotel, alberghi, B&B, agriturismi), nell’ambito di progetti a largo spettro per la costruzione dell'identità territoriale (Local Food Identity). Sfide aperte in questo particolare momento dove, con l’emergenza sanitaria, i luoghi comuni saranno da ripensare per garantire la massima fruibilità e accoglienza, ma anche la distanza sociale.

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