A Roma nato con un concorso il progetto dell’IPZS. Investimento da 35 milioni. Cantiere tra 2 anni

La prima Zecca d’Italia diventa un hub polifunzionale, innesto contemporaneo all’Esquilino

Paola Pierotti, PPAN
18. giugno 2019
Render di progetto, ©Alfonso Femia/AF517

Un innesto contemporaneo nel Rione Esquilino. Presentato a Roma il progetto per un polo culturale polifunzionale da realizzare in via Principe Umberto, 4: sarà frutto della riqualificazione e del recupero del complesso della prima Zecca d’Italia con un investimento da 35 milioni di euro, tra due anni l’avvio del cantiere.

Alla presenza del sindaco Virginia Raggi e dell’assessore all’Urbanistica Luca Montuori è stato presentato da Paolo Aielli, Ad dell’Istituto Poligrafico Zecca dello Stato (IPZS), il progetto firmato dal raggruppamento temporaneo guidato da Atelier(s) Alfonso Femia/AF517 e composto da Principioattivo Architecture Group (co-progettista), For, Redesco, Tekser, dUCKS Scéno, Ott Art e TA Architettura, che si è aggiudicato il concorso per la riqualificazione della storica sede.

«Le terrazze – spiegano dall’IPZS - saranno il balcone verso il Rione. Attiveremo un progetto per fasi e integreremo tra le funzioni oggi esistenti anche dei laboratori artigiani dimostrativi, una nuova biblioteca e il potenziamento della Scuola dell’Arte della Medaglia, oltre a spazi fruibili dalla comunità». Aggiudicato il concorso, si prevedono 12 mesi per le conferenze di servizi e per attivare il bando di gara, altri 9 mesi serviranno per assegnare i lavori.

Render di progetto, ©Alfonso Femia/AF517

L’intervento proposto, che ha ottenuto un punteggio di 98,75/100, ha superato altri 7 team, grazie alla capacità di aver combinato “tradizione e innovazione attraverso il restauro in chiave contemporanea dell’edificio, conservando il carattere industriale degli ambienti”.

L’immobile, che occupa una superficie di 16mila mq, vedrà sorgere “un polo culturale destinato alla valorizzazione museale delle risorse artistiche del patrimonio nazionale numismatico e una sezione di archeologia industriale”, insieme ad un archivio storico, una biblioteca, aree per attività didattiche, laboratori, un auditorium/centro congressi, uffici e servizi, un ristorante, una caffetteria e un bookshop.

Render di progetto, ©Alfonso Femia/AF517

«La sfida più importante che abbiamo a Roma è quella di recuperare gli spazi urbani, a volte industriali a volte no, completamente abbandonati, per la perdita della funzione negli anni. La sfida delle istituzioni – ha commentato la sindaca Virginia Raggi - è quella di provare a valorizzare edificio per edificio, senza relegare la funzione esistente a attività di museo dell’eredità passata, ma trovando uno sviluppo futuro. Capire bisogni di cittadini e quartieri evoluti nel tempo. Il concorso di progettazione è la direzione nella quale stiamo andando: ecco che abbiamo rigenerato il dipartimento rigenerazione urbana del Campidoglio per scrivere una nuova storia urbanistica del Comune di Roma».

Alfonso Femia e Simonetta Cenci, ©Alfonso Femia/AF517

A Roma si racconta quindi con un evento pubblico il progetto di valorizzazione della prima Zecca d’Italia, una storia d’eccellenza nel panorama della città. Recupero e ampliamento contemporaneo grazie ad un concorso di progettazione. «Nel corso degli ultimi decenni l’Istituto è stato percepito come un’azienda pubblica con un’inerzia da superare – ha raccontato Paolo Aielli – abbiamo avuto quindi un’idea progettuale, non immobiliare ma industriale, volta alla valorizzazione e al recupero del nostro patrimonio». Quella di Principe Umberto, per l’IPZS non è la prima operazione che punta a dare un ritorno economico all’azionista che è lo Stato. Un progetto ambizioso «che va oltre la messa in sicurezza e la valorizzazione delle facciate – commenta Aielli – ma trasforma l’edificio-fabbrica in un luogo di incontri e atelier». «Abbiamo lavorato sul tema delle corti e della copertura – racconta il progettista Alfonso Femia – perché l’edificio sia uno strumento di percezione. Il programma funzionale prevedeva la demolizione e ricostruzione di un elemento di fabbrica, e il nuovo innesto contemporaneo sarà un elemento di dialogo: nessuna timidezza né sovrapposizione, ma un progetto che racconta l’evoluzione nel tempo. L’estrema stratificazione funzionale consentirà all’edificio di vivere tutto il giorno con una concatenazione di attività differenti, compresa una foresteria. Il sistema dei percorsi diventa un loop all’interno dell’edificio su cui si innestano 4 principali punti distributivi».

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