Nona edizione del premio. Doppietta per Pedevilla e Stanislao Fierro

In periferia, il meglio della cultura architettonica altoatesina

Paola Pierotti, PPAN
19. febbraio 2019

La migliore architettura dell’Alto Adige, «frutto di una tradizione di ricerca contemporanea sempre più solida e riconosciuta, un patrimonio comune», come scrive il direttore della rivista Turris Babel, Alberto Winterle, è raccontata con il Premio Architettura Alto Adige, giunto ormai alla sua nona edizione.

La periferia ha battuto il capoluogo e le migliori realizzazioni si ritrovano in un inedito percorso alla riscoperta del territorio, dove le nuove architetture instaurano un rapporto fecondo con l'esistente costruito, il paesaggio, la committenza e la società. 

Nell’ultima edizione del premio promosso dalla Fondazione Architettura e conclusasi poche settimane fa, la giuria - composta da tre architetti, Gianmatteo Romegialli, Pia Durisch dello studio Durisch + Nolli e Daniel A. Walser - ha evidenziato un impegno comune, nelle aree alpine, nell’interpretare la progettazione come “missione sociale”. «Si osserva una stretta relazione tra i committenti e il loro habitat. I bandi di concorso giocano un ruolo fondamentale, oltre alla coscienza che una progettazione architettonica di qualità e altamente individualizzata – racconta il professor Walser - susciti maggiore interesse e produca le soluzioni migliori. Una quindicina d’anni fa le aziende vinicole sono state le pioniere di questa tendenza e ancora oggi sono uno degli ambiti architettonici per eccellenza».

Cantina Elena Walch a Termeno, firmata dall’architetto David Maria Stuflesser. Foto di René Riller

Ecco che per la categoria dedicata agli edifici per il turismo e il lavoro si è distinta la nuova cantina di fermentazione di Elena Walch a Termeno, dell’architetto David Maria Stuflesser. Una storia che mostra come da una piccola azienda vinicola nel centro del paese, si possa ricavare anche un accogliente giardino e un percorso di visita funzionale nonostante gli spazi ridotti. 

Vincitore del premio, per la categoria dedicata alle residenze, è la piccola casa privata di Pedevilla architects, all’uscita della valle di Selva dei Molini, a Capo Tures (Bz), un’eccellenza in un lotto circondato da un tessuto privo di qualità architettonica. «Disallineamenti planimetrici e piccoli scarti del volume lo rendono autonomo – spiega la giuria – facendo dialogare la piccola casa solo con le montagne circostanti, l'argine del fiume e la natura più prossima». Lo stesso studio ha vinto il premio per la categoria riservata all’allestimento degli interni con l'intervento all’hotel Bad Schörgau a Sarentino, di cui si apprezza in particolar modo la coerenza e continuità tra involucro esterno e architettura degli interni. «Più che di arredo – si legge nelle motivazioni della giuria - nel caso di questo progetto si può parlare di configurazione architettonica dello spazio interno. Una chiarezza concettuale declinata sulle superfici interne ed esterne, senza soluzione di continuità».

Casa privata firmata da Pedevilla architects. Foto di Perbellini

Tra gli spazi aperti si è distinta la piazza Magnago a Bolzano, di Stanislao Fierro (2018), che ha convinto per la sua organizzazione chiara e per l’aspetto semplice e leggibile. «Il progetto – raccontano i giurati – crea ambiti spaziali differenziati che rispondono perfettamente al compito di dare un nuovo ordine alla piazza». Fierro ha vinto anche il premio per la migliore architettura altoatesina all’estero, con il Premio Export, per il Centro di formazione di Baza, in Spagna (2016). Architettura contemporanea e riqualificazione urbana con un progetto pubblico, che ricuce un’area caratterizzata da un importante dislivello. 

Per la categoria riservata agli edifici pubblici ha vinto la scuola materna di Valdaora (2017) di feld 72 Architekten selezionata anche per la Medaglia d’Oro dell’architettura italiana.

Costruire sul costruito. Il premio come migliore Riqualificazione dell’esistente è stato assegnato al progetto dell’Info-point BBT ambientato dall’architetto Markus Scherer nel Forte Asburgico di Fortezza. «Questa costruzione dalla complessità unica – commentano i giurati – riesce a entrare in relazione con la fortezza esistente e a risarcire, con un intervento dichiaratamente moderno, i danni che si sono sommati nel corso dei secoli. Scherer sfrutta in modo virtuoso i vuoti residui per inserirvi le nuove funzioni». L’acciaio, in particolare, ha creato un contrasto moderno con la pietra massiccia dell’edificio antico.

Progetto in primo piano

Vector Architects

Renovation of the Captain's House

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