Architetti italiani all’estero. Quando il design dà anima alle reti della mobilità

Da Parigi al Marocco le ultime infrastrutture firmate Silvio D’Ascia

Paola Pierotti, PPAN
21. maggio 2019
Stazione di Kenitra © Jean Michel Ruiz

«Il legame tra architettura e infrastrutture risponde alla crescita esponenziale della mobilità come uno dei valori principali della società contemporanea, realizzazione del mito progressista del movimento sempre più esteso nello spazio-tempo del nostro vivere quotidiano, avvenuta alla fine del secolo scorso. L’estensione ad un sempre maggiore numero di persone di nuove forme di mobilità collettiva, la realtà dei grandi flussi urbani e metropolitani con le loro reti infrastrutturali, hanno generato a partire dall’ultimo decennio dello scorso millennio la nascita di nuove forme di urbanità».

È su questa sfida progettuale che si concentra l’impegno dell’architetto Silvio D’Ascia che vive e lavora a Parigi da 25 anni, dove ha fondato il suo studio nel 2000 dopo un periodo in associazione. D’Ascia si è aggiudicato con BIG l’ultima delle 11 stazioni-simbolo delle 68 della linea del futuro Grand Paris Express (Pont De Bondy) e ha appena ultimato la nuova stazione TGV di Kenitra in Marocco (in associazione con Omar Kobbité Architectes)  come simbolo della modernizzazione di un intero paese grazie all’attivazione della Linea Alta Velocità tra Tangeri e Casablanca, avendo vinto un concorso nel 2013.

Torino Porta Susa © Michele D'Ottavio

Da Torino a Parigi passando per il Marocco. Cosa significa dare vita a nuove forme di urbanità attraverso il progetto delle infrastrutture?

Le stazioni, nella loro rinnovata veste di Poli di Scambio multifunzionali, da «non luoghi» si sono trasformate in Forme di Nuova Urbanità della città del 21° secolo! In forme e contesti diversi…
Dalla stazione AV all’interno di un contesto urbano in via di trasformazione grazie all’interramento della infrastruttura ferroviaria come nel caso di Torino Porta Susa e della Spina Centrale, alla piccola stazione metropolitana divenuto polo di scambio del trasporto regionale all’interno di un quartiere storico come quello della Stazione di Montesanto a Napoli. Dalla cattedrale nella foresta dello Giura dove l’infrastruttura dell’Alta Velocità della LGV Est permetteva di posizionare la stazione intermodale evitando di attraversare la città storica di Besançon, alla nuova stazione emblematica di Pont de Bondy della linea 15 del Grand Paris Express, sul canale dell’Ourcq alle porte di Parigi: vera e propria architettura iconica del metro come vettore di riqualificazione e trasformazione delle banlieux parigine grazie alla nuova rete infrastrutturale. Fino alla nuova stazione di Kenitra che si presenta sul parvis della città come un grande moucharabié urbano ritmato da archi di ingresso a geometria variabile. L’interesse per le nuove forme di urbanità generate da una ritrovata integrazione tra architettura e infrastrutture si estende oltre al progetto delle stazioni anche ad altri programmi interessanti come la valorizzazione delle aree ferroviarie dismesse.

 

Stazione di Pont De Bondy © BIG – Silvio d’Ascia Architecture

Progetti su questi altri temi?

La torre di servizi della Stazione di Torino Porta Susa o la nuova sede di EDF (l’ENEL francese) della regione Alsazia e Lorena a Nancy, ma anche i grandi edifici industriali per la manutenzione e la gestione di treni e delle infrastrutture come nel caso del Progetto SGP della Linea 15Est (SMR di Rosny) o i Data Center per l’elaborazione e la raccolta dati delle nuove linee automatiche metropolitane come nel caso del Centro Tecnologico della RATP vicino Parigi.

Stazione Montesanto © Barbara Jodice

Decine di iniziative che raccontano di una nicchia interessante per il mondo dell’architettura che fa sinergia con specialismi legati all’ingegneria. È così?

Certo si tratta di un’area di mercato oggetto di una presa di coscienza necessaria, recente e sempre più generalizzata da parte della committenza pubblica, delle società di ingegneria e degli architetti stessi per l’impatto urbano che le infrastrutture e le loro architetture hanno nella ridefinizione dell’immagine della città contemporanea e dell’identità stessa della nostra società sempre più globalizzata e generica. Gli architetti hanno delegato per decenni, volontariamente e non, il disegno e il progetto dell’infrastruttura agli ingegneri dei trasporti nel rispetto di una separazione di competenze e responsabilità di cui la città e l’ambiente hanno sofferto per oltre mezzo secolo.  Bisogna lavorare insieme, dall’inizio e sempre in contemporanea, al disegno comune dell’architettura dell’infrastruttura con team sempre più pluridisciplinari e interattivi – composti da architetti, ingegneri trasportistici, strutturisti, paesaggisti, urbanisti, impiantisti, sociologi, artisti. L’approccio energetico al progetto architettonico delle infrastrutture di domani sarà ad esempio uno dei temi centrali per i prossimi anni.

 

Stazione di Besancon TGV © Mathieu Vigneau - AREP

Partecipare a questi progetti significa fare alleanze, come e con chi?

I progetti arrivano sempre con gare, appalti di diversa natura e con diverse modalità di messa in concorrenza ma sempre con procedure pubbliche definite in maniera rigorosa e credibile per il futuro. Le gare recenti per le future stazioni del Grand Paris Express sono state un’esperienza interessante che ha visto coinvolti centinaia di studi di architettura e di ingegneria associati secondo diverse formule di collaborazione. Le diverse modalità di messa in concorrenza generano opportunità di di associazione con i Bureaux d’études techniques, società di ingegneria, imprese di costruzione specializzate nel settore, ma anche contractor in caso di appalti più completi.

Progetto in primo piano

Henning Larsen

French International School

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