Grifantini, socio fondatore dello studio nato nel 2006, ha vinto il premio In/Architettura 2020

Da Londra a casa (in Puglia), e poi nuove rotte verso l’Africa per Dos Architects

Francesca Fradelloni, PPAN
8. marzo 2021
Green Golf. © Lorenzo Grifantini

È il luogo dell’anima, poi sono arrivati premi e riconoscimenti. Perché dove c’è amore e sentimento, il progetto vince. È la storia de La Torre Bianca a Gagliano del Capo, piccolo paesello in provincia di Lecce, ma è soprattutto la storia di un italiano che da quasi vent’anni fa l’architetto a Londra e che semina successi in tutto il mondo. 

Lorenzo Grifantini, socio e fondatore insieme a Tavis Wright, dello studio Dosarchitects, racconta la sua storia e le sue aspirazioni. «La Torre Bianca a Gagliano del Capo è stato un lavoro bello e profondo, perché doveva essere il rifugio della mia famiglia e dei nostri amici. È stato un modo speciale per interpretare un pensiero nuovo: inserirsi in un contesto storico, identitario, fatto di tradizioni e passato, ma con un linguaggio moderno», racconta Grifantini. Mai cercare di mimetizzarsi, di scimmiottare un alfabeto già esistente, il cuore questo caso ha indicato la strada. «L’essere autentici, premia sempre. Così è stata apprezzata questa idea di Torre, alta 12 metri e di tre piani, che guarda il mare e che ricorda le vecchie fortificazioni saracene». Questo progetto ha vinto tra l’altro il premio In/Architettura 2020, promosso da in/arch e ANCE, nella categoria “nuove costruzioni”.

Lorenzo Grifantini

Con sede a Clerkenwell, East London, Dosarchitects è nata nel 2006 con la vittoria di un concorso per la costruzione di una torre di 90 metri quadri a Dubai. Da Dubai a oggi, tanta strada, passando per la vecchia Europa e arrivando oggi al mercato africano. «Oggi è cambiato il mondo, ma qui in Inghilterra era già cambiato con la Brexit. Gli studi, i professionisti si sono dovuti organizzare, hanno rivisto gli schemi e trovato nuove strategie, alleggerendosi. Abbiamo dovuto rivedere il work-flow, la maniera in cui abbiamo lavorato fino ad ora. Ma il cambiamento era già in atto. Recentemente, a tale proposito, su Dezeen è stato chiesto a Norman Foster: “Cambieranno le nostre città con il Covid?”. Lui ha risposto secco: “No!”. Così Londra cambia come sempre, come cambiano velocemente tutte le grandi città del mondo». 

Questa volta ha colto l’occasione per rifarsi il look, per ripulirsi: manti stradali rifatti ovunque, le linee del gas risistemate, nuove piste ciclabili. La città ha accelerato le trasformazioni già in atto: i luoghi del commercio e di aggregazione, gli spazi. Così, il mercato. Le difficoltà sono state tante, ma ora vediamo la luce e un futuro migliore. Si respira ottimismo. Abbiamo dovuto guardare oltre, dove ci sono piani di lettura diversi e immaginari nuovi. Come dal campo coltivato del Salento è nata una scintilla, questa tragedia ci ha insegnato a guardare altrove». E anche il business sta guardano fuori dall’Europa: all’Africa, ai Paesi Arabi. «Come il progetto che sta nascendo in Oman, a Muscat. È un complesso residenziale di 20mila metri quadrati con 114 appartamenti e una grande corte interna contenenti varie facilities (parco, playgrounds, pool, gym etc.). Per rendere la facciata più movimentata e interessante ed evitare ripetizioni, abbiamo sviluppato 6 differenti tipologie di appartamenti. L’idea di base è di rimandare al carattere eterogeneo di una Medina Araba. L’edificio sarà costruito all’interno della fase 3 del masterplan Al Mouj già edificato al 70% e grande esempio di uno sviluppo sostenibile a cui l’Oman tiene moltissimo. L’edificio è in costruzione e sarà completato nel 2023». Progetti entusiasmanti che ci danno nuova linfa. 

Progetto in Oman. © Lorenzo Grifantini

«Come in Abidjan, in Costa d’Avorio, il Green Golf Ivory Coast. Un nuovo sviluppo residenziale sostenibile, integrato, con alloggi di diverso taglio, tutti con i loro giardino privato. Ci saranno ampi spazi comuni: centri fitness, grandi giardini, piscine. Sarà una comunità per la classe media ivoriana che sta fiorendo. Ci siamo ispirati all’architettura modernista dell’Africa Occidentale e all’ambiente lussureggiante circostante».

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