Da 2 a 200 persone in 8 anni, 10 milioni di fatturato. La scalata di Ati project al fianco delle imprese

Paola Pierotti, PPAN
16. settembre 2019
Scuola Dino Compagni, Firenze

Una quarantina di scuole progettate e 10 costruite. L’ultima realizzata è il nuovo polo scolastico di Firenze, Dino Compagni (un appalto integrato da 10,4 milioni di euro, vinto con l’impresa Vincenzo Russo Costruzioni per dare vita ad un istituto da 8mila mq), che ha aperto le porte in questi giorni con l’inizio del nuovo anno. Quello sull’edilizia scolastica è un capitolo specifico dell’attività di uno studio di progettazione che ha 8 anni di attività e rapidamente si è distinto nel panorama italiano con numeri che si avvicinano a quelli degli studi più consolidati. 

Parliamo di Ati Project, inserito nella classifica delle società di progettazione curata dal professor Aldo Norsa da un paio d’anni, come “società che ha il maggior tasso di crescita annuo di tutte le concorrenti”.
«Da 2 a 200 persone in 8 anni, 45% architetti e 55% ingegneri. Da 30mila euro a 10 milioni di fatturato, in meno di 10 anni. Nel 2019 si stimano 12 milioni di euro di consolidato, aggregando il lavoro di altre due società in Serbia e Danimarca e 10 milioni per la sola Ati project». Questi i numeri snocciolati da Branko Zrnic, classe 1984, uno dei due fondatori di questa giovane realtà insieme a Luca Serri che ha il suo quartier generale a Pisa, una base a Milano, una nuovissima sede a Parigi, oltre ad uno studio in Serbia, paese natale di Zrnic.

Ati Project è decollata a gennaio del 2011, era uno studio associato con i due partner e 3-4 altri colleghi. Di anno in anno ha raddoppiato i suoi collaboratori e con una nutrita forza lavoro di giovanissimi professionisti «nel 2019 si conta di riuscire a consegnare 200-210 gare, ad oggi sono 160. Nel 2019 – racconta Branko Zrnic – contiamo di arrivare intorno a 100 gare vinte (ad oggi siamo a 65). Obiettivo? Il 50% di vittorie (100 su 200)». Traguardo possibile considerando che attualmente il success rate del 2019 si attesta, secondo i numeri riportati dallo studio, poco sopra 43%.

Centro direzionale Umberto Forti, Pisa

La via del successo? Le gare. Non concorsi di progettazione, ma gare con offerte economicamente più vantaggiose, al fianco delle imprese. Di qualsiasi importo da 1 milione fino a 600 milioni di euro (come quella per un nuovo ospedale in Danimarca), in tutte le regioni italiane con prevalenza al Centro-Nord dove in questi anni lo studio ha affiliato numerosi clienti. Ma anche all’estero. Lo studio si occupa della redazione del progetto di migliorie tecniche, in base alle richieste specifiche del disciplinare di gara: se la somma tra il punteggio economico portato a segno dall’impresa, e quello tecnico spuntato dallo studio, è competitiva, l’impresa vince la gara e la realizzazione dei lavori, lo studio vince un premio concordato, oppure si aggiudica i servizi tecnici necessari per l’appalto (dai costruttivi in BIM al project management per fare alcuni esempi). 

Scuola elementare via Brocchi, Milano

La forza dello studio sta nella specializzazione e nell’allenamento quotidiano ad interpretare le richieste del disciplinare di gara, distinguendosi nel panorama per la capacità di “portare a casa il lavoro alle imprese”.

C’è spazio anche per le gare di progettazione: lo studio partecipa ad una trentina di iniziative all'anno (di cui l’80% proprio dedicate alle scuole) e generalmente anche in questo caso una su due la porta a casa. Da qui, scaturiscono quindi gli incarichi di progettazione direttamente dalle stazioni appaltanti. In estrema sintesi il 60% del fatturato Ati project oggi è dovuto al lavoro al fianco delle imprese di costruzione, il 30% per i general contractor e gli enti pubblici, solo un 10% riguarda i clienti privati. 

Scuole, ospedali, uffici, residenze turistico-alberghiere, spazi per lo sport. La tipologia di progetti varia e la sfida più grande oggi sui tavoli dello studio è quella per un nuovo ospedale universitario di Odense con la jv italiana CMB e Itinera che ha pesato per il 45% del fatturato nel 2018, il 35% nel 2019 e il 20% nel 2020: spazio alla digitalizzazione ma anche all’industrializzazione per l’impiego di tecnologie ad alta prefabbricazione. «Per questo progetto – commenta Zrnic – una settantina di collaboratori sono stati impegnati a lavorare in contemporanea sul modello BIM condiviso in Cloud con l’impresa».

Progetto in primo piano

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