La lezione (e i progetti) dello studio Vudafieri-Saverino Partners

Architettura e cibo: spazi di relazioni e luoghi instagrammabili

Paola Pierotti, PPAN
19. febbraio 2019
Peck CityLife, foto di Nathalie Krag

A colazione, pranzo o cena, dove l’architettura è protagonista. Le nuove tendenze del settore le spiega lo studio Vudafieri-Saverino Partners che a Milano sta dando forma al nuovo ristorante della chef indiana Ritu Dalmia (già presente a Milano con Cittamani) e che aprirà in primavera a Porta Venezia uno spazio di 280 mq. 

Si chiamerà Spica e sarà un locale moderno, un luogo di incontro, di chiacchiere e di assaggi, per raccontare attraverso un attento progetto di interior il viaggio culturale di Ritu Dalmia dall’India a Milano. Le suggestioni dell’India si uniranno a citazioni dell’architettura meneghina del XX secolo: da un lato il "bel design milanese" di Albini e Caccia Dominioni, dall’altro quello radicale di Sottsass, che proprio dall’India aveva tratto ispirazione.

Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino, foto di Graziella Vigo

Spica è uno dei cantieri aperti dello studio, ma negli ultimi mesi il team di Tiziano Vudafieri e Claudio Saverino ha completato anche il restyling di altri tre locali milanesi. Primo tra tutti Il luogo di Aimo e Nadia (via Montecuccoli 6), con un nuovo look per il celebre ristorante – 2 stelle Michelin – attento all’interior decoration, impreziosito da citazioni colte e piccoli dettagli di design, dove il tempo sembra fermarsi per dare spazio al vero protagonista: la cucina. 

In Piazza Tre Torri lo studio ha firmato il Peck CityLife: in un padiglione di 300 mq, sotto le torri delle archistar internazionali, il nuovo spazio sposa gastronomia, ristorante, enoteca e cocktail bar, con il marchio simbolo dell’alta gastronomia milanese. Ancora, in Porta Venezia, i progettisti hanno firmato Égalité (via Melzo 22) facendo della tradizione boulangère francese un luogo accogliente dalla colazione all’aperitivo, oltre a un territorio di contaminazione tra la cultura italiana e francese. In questo caso il design combina elementi da panetteria anni ’50 e materiali naturali, ad uno sguardo divertito sull’iconografia delle boulangerie e dei caffè parigini, con l’esagerato banco del bar in zinco.  

Égalité, foto di Luca Campigotto

«La nostra personale esperienza sulla progettazione di ristoranti e bar ci ha visti lavorare sull’architettura d’interni come spazio di relazione tra le persone. Relazioni determinate dallo spazio fisico, dalla forma e disposizione degli oggetti, ma in estremo anche dalla qualità della luce e dal carattere dei materiali». Claudio Saverino spiega come l’architettura possa creare ambienti empatici e accoglienti, luoghi trasparenti e democratici, giocando con spazi fluidi, scarsamente gerarchizzati e specializzati. «Una fluidità - aggiunge - che riguarda sia lo spazio del cliente, sia la visibilità dello spazio operativo» Tiziano Vudafieri sintetizza in tre punti l’approccio dello studio. Uno: ogni ristorante è diverso, noi “entriamo” in ogni storia e la raccontiamo con entusiasmo. Due: progettare le relazioni (tra i clienti e con chi lavora al ristorante) è altrettanto importante quanto progettare lo stile del ristorante. Tre: la luce può essere la parte più importante del design, senza di essa lo spazio e la materia non esistono, è il primo elemento di progetto.

Theatrum dei Sapori. Foto di Paolo Terzi

Colori, materiali, decori. Quali sono gli elementi determinati per i progetti che potranno avere appeal anche sui social? «La fotografia - spiega Saverino - preferibilmente di formato quadrangolare, deve avere la forza di una icona. Una sola immagine dovrebbe essere abbastanza potente per “raccontare e rappresentare” l’intero progetto. Un obiettivo spesso non semplice da raggiungere. Sicuramente - aggiunge - la pulizia semplice, compositiva e graficizzata del progetto e la sua coerente interpretazione fotografica sono spesso efficaci in termini di appeal». Dall’architettura al cibo. «La maggior parte dei post nei ristoranti, alla fine si risolve nella foto del piatto, il cosiddetto food porn. Questo determina un’attenzione e una spettacolarizzazione del piatto a volte eccessiva, ma provoca anche tendenze interessanti.  Dal punto di vista del design – commenta Vudafieri - la cosa che funziona su Instagram è l’oggetto sorprendente, la variazione, la sorpresa col sorriso sulle labbra».

Progetto in primo piano

Brooks + Scarpa Architects

Southern Utah Museum of Art (SUMA)

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