Storie di successo: dal modello Solomeo a Parma, città italiana per la cultura nel 2020

Turismo e centri storici. Dalla battaglia di Venezia a chi punta su cultura e creatività

Paola Pierotti, PPAN
18. giugno 2019
Foto tratta dal libro "La battaglia di Venezia", di Vincenzo Latina e Francesco Venezia, D Editore

«La battaglia di Venezia» è un pubblicazione curata da Vincenzo Latina e Francesco Venezia, pubblicata tre anni fa da D Editore, tornata di attualità all’inizio di giugno a causa dell’incidente di una nave cruiser della MSC sulla banchina della Marittima di Venezia, lungo il Canale della Giudecca, causando feriti e gravi danni. Nessun richiamo alla memoria di ben più lontane e famose battaglie, come la Battaglia di Lepanto: il titolo è preso in prestito da una più recente "battaglia navale" contro l'ingresso delle grandi navi nella laguna di Venezia. Uno scontro tra due culture e la posta in palio è la stessa città di Venezia.

“Le super navi entrate in scena negli ultimi anni somigliano più a uno dei colossali alberghi di Las Vegas che a una nave” scriveva Salvatore Settis su Repubblica qualche giorno dopo l’incaglio della Concordia all’isola del Giglio. La questione delle grandi navi è emblematica nel nostro Paese ed è lo spunto per riflettere sul tema del patrimonio da conservare e valorizzare, senza fare delle eccellenze dei centri storici italiani, dei parchi a tema.

Di turismo e centri storici si è parlato nella capitale dell’Azerbaijan, nell’ambito del forum mondiale “Overtourism and Heritage” organizzato dall’UIA, l’Unione Internazionale degli Architetti, sotto l’egida di UNESCO (7-9 giugno 2019), al termine del quale è stata approvata – anche con il contributo del CNAPPC con il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori Giuseppe Cappochin, i Consiglieri Lilia Cannarella e Diego Zoppi e insieme a loro Stefano Francesco Musso ed Ezio Miceli, docenti rispettivamente di restauro all’Università di Genova e di economia urbana allo Iuav di Venezia – la “Carta di Baku”.

Metà dei flussi turistici - complessivamente circa 1,4 miliardi di persone all’anno - sono indirizzati verso l’Europa e di questi una larga fetta verso l’Italia. Per le nostre città tutto ciò può rappresentare una grande ricchezza ma anche grandi rischi di diminuzione della qualità della vita e rovina degli stessi beni tutelati. Serve quindi  definire strategie e azioni per rendere compatibile questo fenomeno con la preservazione non solo del patrimonio architettonico storico ma anche dell’identità e della cultura che esso rappresenta. Architettura e cultura in genere sono fattori di stimolo della sostenibilità economica, sociale e ambientale e di indubbio miglioramento della qualità di vita. Indispensabile quindi impegnarsi nella gestione del turismo con strategie generali - politiche per la formazione delle persone, digitalizzazione delle città, infrastrutture ricettive, mobilità - che lo portino ad essere uno degli ingredienti per uno sviluppo sano delle nostre città e non un isolato elemento in grado di modificare l’assetto socio-economico del nostro Paese.

Sul fronte della formazione la notizia da parte di Cdp con TH Resorts e l’Università Iulm di dare vita proprio a Venezia a “The Italian Hotel School” al Lido, all’interno del complesso immobiliare dell’ex Ospedale a mare nella sua futura configurazione (masterplan firmato dallo studio guidato da Riccardo Roselli aggiudicato da Cdp). Il progetto mira a sviluppare le competenze e i profili professionali più richiesti sul mercato del lavoro attraverso una stretta collaborazione con le imprese del settore turistico, iniziando proprio dai resort che sorgeranno in loco (Th e Club Med) e che consentiranno la fondamentale pratica sul campo.

Venezia Lido, progetto Ospedale del Mare, @King & Rosselli Architetti Associati per Cdp 

«Purtroppo i centri storici italiani - sottolinea Cappochin a margine dell’evento di Baku - da tempo non sono più oggetto di attenzione né da parte della classe politica, né di quella amministrativa: gli investimenti strutturali su queste parti di città sono stati di fatto azzerati. Gli sporadici interventi di rigenerazione - affrontati in una logica di frammentazione del tessuto urbano - sono stati finora destinati solo alle periferie (con scarsi risultati, ndr). Come se i centri storici non soffrissero di fenomeni estremi, sia pur contraddittori: ora luoghi di grande richiamo turistico, ora dell’abbandono da parte dei residenti o, peggio, dell’abbandono irreversibile; da luogo delle movide notturne, a  luogo per soli immigrati e, a volte,  esempio di eccellenti recuperi culturali».

I centri storici come luogo di cultura e non di sola industria. Se ne è parlato nei giorni scorsi anche a Fabriano attraverso il lavoro dell’Unesco Creative Cities Network che promuove la collaborazione tra le città che hanno identificato nella cultura e nella creatività il motore del proprio sviluppo. Si parla di artigianato e arti popolari, di design, cinema, gastronomia, letteratura, musica e media arts.

Le lezioni italiane non mancano. A titolo di esempio rimane un riferimento a scala internazionale il piccolo borgo di Solomeo in Umbria, simbolo di un centro di eccellenza, nelle cosiddette aree interne del Paese, dove si coniuga l’abitare e il lavorare, grazie all’operazione di valorizzazione, attenta anche al paesaggio naturale, a cura di Brunello Cucinelli. Luogo di riferimento per l’evento promosso da Archilogos e dedicato a “Un’etica per la ricostruzione tra memoria e futuro” (5-6 giugno 2019).

Solomeo, foto tratta da solomeo.it

Parma sarà capitale italiana della cultura nel 2020 e ispirandosi al modello Lione, ha investito più di 60 milioni per recuperare aree in abbandono che troveranno nuova identità attraverso musica, arte e cibo, con sette distretti d’eccellenza. Parma è città creativa Unesco per la gastronomia e la Food valley ed è stata sotto i riflettori nell'anno nazionale dedicato al cibo. Guardando al futuro, la città punta proprio sulla cultura, come leva per attrarre investitori e turisti, e per migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini. È un'operazione di city-branding quella messa in campo dal Comune, messa a fuoco dal lavoro sinergico dell'intera squadra dell'amministrazione comunale, che punta a riattivare il territorio nell'ambito di un piano integrato. L’idea di fondo consiste nel fatto che la rigenerazione dello spazio fisico debba servire a sostenere la vitalità dei quartieri, prevedendo la distribuzione delle funzioni (commercio, attività ricreative, culturali e sociali) e favorendo la coesione sociale, le relazioni di vicinato e l'identificazione con i luoghi, per generare meccanismi virtuosi di controllo informale del territorio. Ogni distretto è e sarà caratterizzato da un tema d'interesse sovralocale ed esprime un punto d'eccellenza con un intervento immobiliare specifico, pubblico o privato. Così spazi storico-museali sottotono e aree dismesse si riaccendono nella mappa di Parma, che guarda alla trasformazione fisica dei suoi spazi ascoltando i bisogni, valorizzando le vocazioni e sperimentando quando possibile, anche facendosi forza del faro del grande evento.

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