Dalla raccolta dei dati al monitoraggio della struttura malata, task force pubblico-privata

Notre-Dame dopo l’incendio: l’inventario, un generale per la ricostruzione e un concorso

Paola Pierotti, PPAN
24. aprile 2019
Ph. ©Godefroy Troude

Il 15 aprile, per quasi dieci ore, le fiamme hanno incollato gli occhi del mondo sull’Île de la Cité. La cattedrale di Notre-Dame ha preso fuoco e la guglia alta 45 metri e pesante 750 tonnellate è crollata su se stessa intorno alle 20, buona parte del tetto è caduto: la copertura in rame, spessa 5 mm e pesante 210 tonnellate è stata fusa dal fuoco. 

Fortunatamente non sono state coinvolte in questo rovinoso incendio le vetrate colorate e i rosoni del XII e XIII secolo, il coro e l’abside con la croce sono miracolosamente salvi, così come le 12 statue che ornavano la sommità della guglia che pochi giorni prima del tragico incidente erano state portate in un laboratorio di restauro.

Notre Dame

Parigi e il mondo intero piangono nelle festività pasquali questa tragedia che fin dal primo istante ha trovato riscontro nella solidarietà dei mecenati con un miliardo già sul tavolo da parte dei privati: François-Henri Pinault, presidente e amministratore delegato della Gucci Kering ha promesso da subito 100 milioni di euro per i restauri, altri 200 sono stati avanzati da Arnault del gruppo della moda Louis Vuitton, altri 200 dai Bettencourt-Meyers de L’Oreal e 100 dalla Total. Aiuti che si andranno via via a sommare ad altri, tenendo conto che, come riportato dai media francesi, la cattedrale di Notre Dame non era assicurata: lo stato è assicuratore di se stesso per gli edifici religiosi di cui è proprietario, quindi gran parte dei costi del restauro sarà a carico della spesa pubblica. Anche la Disney ha fatto un’offerta da 5 milioni di euro. Non mancano le candidature come sponsor tecnici: qualora si optasse per una ricostruzione in legno, la compagnia di assicurazioni Groupama, proprietaria di foreste in Normandia, avrebbe già offerto le 1300 querce necessarie per fare una copia identica della struttura originaria. Dall’Italia la disponibilità, già condivisa con l’ambasciata francese, di far tesoro delle foreste distrutte recentemente nel bellunese, anche per unire idealmente due tragedie. Già si pensa tra l’altro anche ad un progetto di legge per la sottoscrizione nazionale e sgravi fiscali ai donatori (non senza polemiche). E dagli States lo stesso Donald Trump si è già detto disponibile con un aiuto dell’America. 

Cercando le cause, l’indiziato numero uno rimane il cantiere del restauro della guglia. Forse la scintilla potrebbe essere partita dagli ascensori collocati per accedervi. Si parla anche di un ritardo dell’allarme dovuto ad un buco informatico, ma l’inchiesta sarà lunga e complessa. 

Foto di Philippe Wojazer / Reuters

Dalla Fenice di Venezia alla basilica di San Francesco ad Assisi, sono numerosi i capolavori italiani distrutti e rinati. La Cappella della Sindone di Torino era stata gravemente danneggiata nell’aprile del 1997 e gli esperti raccontano che l’intervento di ripristino in questo caso sia stato facilitato da un’assistenza quotidiana del “malato”, con funi ritesate quotidianamente dai vigili del fuoco, per stabilizzare il corpo di fabbrica e le sue strutture. Storie che ritornano alla memoria in questi giorni sulla cronaca italiana, con attenzione per Parigi dove rimane alta la preoccupazione per l’eventuale rischio rolli, in particolare per i frontoni triangolari sui lati della cattedrale che venivano sorretti dal tetto e che ora sono a cielo aperto. 

Dall’analisi dei dati per recuperare le informazioni originarie e ridurre i tempi, alla scelta di mediare tra restauro e innesto contemporaneo. Le questioni aperte sono molte, ma non c’è stato alcun dubbio sulla scelta dello strumento per scegliere il progetto per il post-incendio. Il premier Emmanuel Macron ha dichiarato fin dalle prime ore di prediligere un gesto architettonico contemporaneo, in alternativa a un “dov’era com’era”, e il primo ministro Edouard Philippe ha annunciato a 48 ore dall’incendio un concorso internazionale per rifare la guglia, adatta alle sfide dell’era contemporanea. C’è chi stima servano almeno una decina d’anni per i lavori, Macron vorrebbe tagliare il cronoprogramma a 5, ma per gli addetti ai lavori rimane utopistico come traguardo. Mentre si pianifica la ricostruzione già si sa che si andrà avanti rapidamente, come dichiarato dal rettore di Notre Dame Patrick Chauvet, con la costruzione di una cattedrale effimera, in legno, proprio davanti all’attuale cattedrale, per la quale il sindaco Anne Hidalgo ha già dato la disponibilità a prestare una parte del piazzale antistante. Sarà una struttura provvisoria per accogliere turisti e fedeli.

Per correre e organizzare il piano per la ricostruzione, Macron ha nominato un responsabile unico dell’impresa, “Monsieur Reconstruction”, un generale di 70 anni, Jean-Louis Gerogerlin, con una lunga esperienza nell’esercito e Capo di Stato maggiore dal 2006 al 2010. Prima azione: entro due mesi disporre di un inventario e di una squadra di interlocutori da parte di ciascun ministero, per chiedere conto dell’avanzamento dei lavori. Quattrocento sono stati i pompieri in campo nelle ore dell’incendio e quasi 500 sono anche gli artigiani già reclutati per la ricostruzione (scalpellini, carpentieri e conciatetti).

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