Il curatore del Padiglione italiano Biennale 2020: avere il coraggio di essere radicali e di abbandonare le convenzioni della pianificazione deterministica

L’acqua granda di Venezia e l’architettura climatica. Melis: “Approccio ecologico e sistemico”

Paola Pierotti, PPAN
18. novembre 2019
Acqua alta a Venezia. Foto di Claudio Furlan/LaPresse

Tristezza e indignazione. L’alta marea che ha allagato Venezia in questi giorni ha acceso i riflettori del mondo sull’Italia, sull’emergenza climatica, sulle infrastrutture inadeguate, su scelte politiche rimandate. La situazione è critica con l’acqua granda che ha sommerso Venezia e le sue isole, ha richiamato alla memoria quei 194 centimetri che nel 1966 hanno fatto storia. 

Il crollo demografico e il turismo di massa, combinati con un Porto Marghera da riconvertire e un Mose mai terminato: le criticità del centro storico di Venezia sono numerose. A queste si unisce il cambiamento climatico che sta portando all’innalzamento del Mediterraneo, che secondo il climatologo e geologo Massimiliano Fazzini però «nel caso specifico si è combinato con più fattori, dai venti alla marea. Se l’acqua alta del ‘66 si fosse verificata oggi – ha dichiarato – saremmo arrivati addirittura a 206 cm, considerando che in questi 50 anni si sono persi 12 cm di suolo per il fenomeno della subsidenza». I cittadini veneziani hanno fatto squadra nell’emergenza, ma nell’urgenza si guarda alle infrastrutture (e alle risorse spese per farle) in altri paesi d’Europa e si richiama l’attenzione su un piano di adattamento ai cambiamenti climatici. 

Venezia. Foto di Claudio Cimino

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro è stato nominato commissario delegato alla gestione dell'emergenza dopo l'acqua alta straordinaria di martedì 12 novembre. L'ordinanza sottoscritta sabato 16 novembre prevede una struttura commissariale che si avvarrà dell'operato di strutture del Comune e della Città metropolitana: compito del commissario delegato sarà di redigere entro 40 giorni un primo piano di interventi che si aggiungeranno a quelli di soccorso ed emergenza alla popolazione per cui il Governo con la decretazione dello Stato d'Emergenza ha già stanziato 20 milioni di euro, cifra che servirà anche per il ripristino dei servizi fondamentali cittadini. Nel testo dell'ordinanza si prevedono aiuti per coloro che hanno dovuto lasciare la propria abitazione a causa della marea di 187 centimetri e si mettono nero su bianco le prime misure per il ristoro dei danni: l'Esecutivo ha previsto 5mila euro per ciascun privato e 20mila euro per ciascuna realtà commerciale, produttiva e di culto.

L'ordinanza prevede anche la possibilità di realizzare interventi in deroga al Codice dei contratti pubblici. «Stiamo costituendo una cabina di regia – ha aggiunto il sindaco – che coinvolgerà anche una squadra di ingegneri e periti per garantire che i cittadini siano informati a dovere. Non abbiamo solo tutta Italia al nostro fianco – ha sottolineato Brugnaro – anche altre istituzioni estere hanno garantito il loro appoggio, tra cui la Federazione Russa. Difendere Venezia – ha aggiunto – significa difendere l'intera nostra civiltà. Anche per questo abbiamo proposto più volte all'Onu di istituire qui un centro di studio e ricerca sui cambiamenti climatici, in particolare sul mondo dell'acqua e sul suo disinquinamento. Vogliamo lanciare un grande appello mondiale agli scienziati: venite qui, troverete porte aperte e una Città pronta ad accogliervi».

Il sindaco Luigi Brugnaro commissario delegato alla gestione dell'emergenza

Sul tema dell’architettura climatica sta concentrando la sua attenzione il curatore del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2020 Alessando Melis. «Il cambiamento climatico è il problema numero uno per gli architetti e i pianificatori, sia per la ricerca pura che per la cosiddetta “practice based research”. Si fa molta ricerca soprattutto sui temi della città compatta, del nexus food-energy-water, della desertificazione soprattutto nelle aree sub sahariane, e del risk management legato alla estremizzazione del clima. Dal punto di vista climatico – spiega – architettura e pianificazione non sono più due distinte discipline, seppur collegate, ma elementi integrati di un unico sistema». Guardando a Venezia, la considerazione di Melis è che «prima che tecnico, il problema sia culturale. Soluzioni ce ne sono molte, ma ancora lo scarto è ampio tra la ricerca, che ritiene che scelte strategiche siano essenziali adesso, e la politica che considera invece prioritario il consenso a breve termine. Gli interventi preventivi e di mitigazione nelle città costiere e lungo la cintura degli uragani (che crescono di frequenza e intensità), sono innumerevoli. Nell'Atlantico – spiega – da Miami, alle piccole comunità come Grenada e Martinica, e nel Pacifico, da Auckland, fino a Vanuatu e Tuvalu. Anche a Portsmouth (dove Melis vive e insegna, ndr) stiamo studiando ulteriori interventi di protezione della città dall'innalzamento dei mari (paratie, promenade elevate, spiagge artificiali con pendenze e lunghezze tali da contenere l'innalzamento). L'Olanda, come sempre, è molto avanti su questi dispositivi di protezione dal mare e dà ancora oggi lezioni a tutti».

Il caso Venezia rimane un tema complesso «e presuppone un approccio ecologico e sistemico. Fino ad oggi – conclude Melis – le semplificazioni sono risultate dannose con il rischio di favorire strumentalizzazioni e greenwashing. Non esistono "guru". Posso solo dire che occorre investire di più nella ricerca, avere fiducia nella scienza, avere il coraggio di essere radicali e di abbandonare le convenzioni della pianificazione deterministica del XX secolo».

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