Da capitale italiana della cultura, Parma2020+21 a modello per il welfare culturale

Sfida per i city maker: con l’arte e la cultura si può allungare la vita

Paola Pierotti, PPAN
24. de novembre 2020
La locandina dell'evento. © Parma 2020

“La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non consiste soltanto in un’assenza di malattia o di infermità. Il possesso del massimo stato di salute che si è capaci di raggiungere costituisce uno dei diritti fondamentali dell’essere umano”. È questa una dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nella costituzione del 1948, ripresa da Enzo Grossi, fondatore e proponente di un insegnamento dal titolo Cultura e Salute all’Università degli Studi di Torino, che intervenendo nel dibattito “Cultura e salute: un’unione necessaria”, ha ricordato «è ancora una sfida aperta». 

La partecipazione culturale come strumento per un nuovo welfare è il tema dell’evento promosso dal Comitato Parma 2020+21, nell’ambito del progetto di scala nazionale “Città come cultura”, progetto di Maxxi - Museo nazionale delle arti del XXI secolo, promosso e sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiBACT. Un focus sul tema del welfare culturale, già presente nel dossier di Parma 2021 che lega le parole “cultura” e “benessere della comunità”. Un tema che rientra anche tra i goal dell’Agenda ONU 2030 e che è stato reso ulteriormente di attualità dalla pandemia. «Una scommessa sottolineata anche in una recente pubblicazione dall’Oms – ha ricordato Francesca Velani direttore LuBeC e coordinatrice del progetto di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 – che ha mappato la letteratura scientifica negli ultimi 20 anni, raccogliendo 900 pubblicazioni che riguardano 3mila studi sul tema cultura e salute».

Da alcuni anni si da per consolidato che esiste un solo tema, “one health”: la salute umana, animale e quella dell’ecosistema sono tra loro correlate. Ecco che si punta a riconoscere «la salute come sistema a vasi comunicanti, che può essere migliorata grazie ad un’innovazione responsabile, per rigenerare un equilibrio». 

La cultura come strategia di resilienza. Le tappe principali di questa storia iniziano nel 1996 quando nel British Medical Journal si pubblica un articolo in cui si dichiara che «la partecipazione a eventi culturali (intesi come fruizione di cinema, teatro, concerti, musei, eventi sportivi, romanzi letti, suonare e cantare) allunga la vita». Indice alto? 80 occasioni culturali/anno; indice basso: meno di 40 eventi culturali in 12 mesi (e forse è questa ultima opzione quella in cui molti si ritrovano nei mesi della pandemia). Lo studio associava tra l’altro il basso indice culturale ad un rischio di mortalità prematura. 

Restando sul tema della cura, se ad esempio in un ospedale una finestra affaccia su parco, gli effetti scientifici sono evidenti. O più in generale, rivolgendosi alla platea delle Pa, si può puntare a privilegiare il tema “dell’ambiente arricchito”: lasciando per esempio spazio ad un balletto in una stazione ferroviaria, alla musica in un aeroporto, o ancora studiando la presenza dell’arte in un sottopasso, solo per fare tre esempi. 

Immagine tratta da parma2020.it

In Italia è stato Antonio Lampis, oggi direttore generale della cultura della Provincia autonoma di Bolzano, ad aver promosso iniziative di divulgazione del messaggio: nel 1997 per la prima volta infatti un ente provinciale, quello di Bolzano, ha lanciato un messaggio sul ruolo della cultura nella protezione della salute. «Avevo 33 anni e su un trafiletto di Repubblica – racconta Lampis – lessi che 80 eventi culturali all’anno, allungavano la vita. Sono partito da lì, con la consapevolezza che era portare alla partecipazione culturale anche chi non era tra i fruitori tradizionali. Il pubblico non si poteva permettere di finanziare la cultura per pochi, un 13% dalle stime – racconta Lampis nell’evento Città come Cultura – volevamo ottenere la partecipazione anche di chi non aveva studiato o che viveva nelle periferie».

Ecco che all’arte e alla cultura si attribuiscono con evidenze scientifiche relazioni con l’allungamento della durata della vita, la migliore salute fisica e quelle mentale. Una sfida per i city maker, un tema che va considerato nelle politiche di rigenerazione urbana. Da Parma un messaggio sul “prendersi cura della città”, un invito a non avere una vita in toni di grigio, a portare l’arte e la cultura in aree degradate e nelle comunità più fragili. «La cultura – come ha sintetizzato Francesca Velani – può aiutare le persone ad essere resilienti». 

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