Filosofia
Il nostro lavoro inizia, come spesso accade, da una fortuita casualità. Ci siamo incontrati e conosciuti subito dopo la laurea, agli inizi degli anni ’90, lavorando come assistenti al corso di Alberto Izzo presso la Facoltà di Architettura di Napoli. Questa esperienza ha segnato i nostri esordi professionali: l’allestimento della mostra di Richard Meier al Palazzo Reale di Napoli, i progetti con gli studenti della facoltà, i seminari internazionali di Castel Sant’Elmo, i primi concorsi, i primi riconoscimenti. Sono queste le tappe fondamentali che ci hanno portato, nel maggio 1995, a fondare il nostro studio con un gruppo di giovani architetti che, ancora oggi, vivono insieme a noi due la passione e l’ostinazione quotidiana di questo straordinario lavoro.

I nostri progetti sono innanzitutto conoscenza delle storie, dei contesti, dei luoghi. I luoghi sono l’anima del progetto, un’anima che emoziona, che suscita curiosità, che fa riflettere, che scatena discussioni fino al momento in cui senti che sta nascendo qualcosa, che la soluzione si fa sintesi dell’intero processo creativo. Aldilà dei dubbi, perché quelli ci sono sempre, consideriamo l’architettura come un  processo aperto, dove niente è scontato o precostituito, dove il luogo, pur avendo una propria specificità,  non determina necessariamente un regionalismo per l’architettura. In tale ottica siamo particolarmente interessati al rapporto tra contemporaneità e centri storici, al conseguimento di una modernità propria di ogni tempo. Guardiamo ai committenti capaci di programmare il proprio sviluppo, capaci di predisporre una domanda di qualità e di gestire il processo di trasformazione. In particolare, l’iniziativa del Sindaco di Cosenza Giacomo Mancini, ci permise, attraverso la partecipazione a due concorsi, di mettere in campo le nostre prime sperimentazioni e costruire un metodo di lavoro attraverso i nostri primi progetti pubblici: piazza dei Bruzi e il Programma Integrato di Interventi nell’area dell’ex mercato ortofrutticolo.

Queste sono state le prime occasioni di confronto con l’architettura ed i contesti del moderno italiano. Progetti alla scala urbana, fatti di soluzioni essenziali, minime, rigorose, fortemente contenute e ricche di significati. Successivamente, la Torre delle Nazioni alla Mostra d’Oltremare di Napoli e il Centro Congressi della Regione Lombardia, negli spazi dell’ex auditorium del Grattacielo Pirelli di Milano, hanno allargato il confronto ai contenuti e alle tecniche che hanno fatto di quegli edifici delle icone dell’architettura del Novecento. Il lavoro di Venturino Ventura a Napoli e di Giò Ponti a Milano, rappresentano due incontri ravvicinati, due esperienze fondamentali, due progetti dove la materia e lo spazio trasmettono emozioni fortissime e per questo offrono continue indicazioni operative al progetto di restauro e ai nuovi interventi.

Da qui abbiamo riflettuto sul tema dello spazio, imparando a sentire che non esiste una così netta distinzione tra spazio interno e spazio esterno. Il progetto è un processo unico e complesso, fatto di corrispondenze e di specificità,  una pellicola dove ogni fotogramma è unito all’altro, la costruzione di spazi e di luoghi per la realizzazione di un’idea. La costruzione del progetto, infatti, rappresenta l’esperienza più grande per un architetto, l’idea architettonica diventa materia, il disegno dell’architettura dettaglia il sistema costruttivo, le superfici, i sistemi di funzionamento. E’ una ricerca continua, paziente, dove soluzioni nuove si sovrappongono a soluzioni consolidate in un processo di crescita continuo.

Siamo incuriositi dall’architettura che fornisce risposte semplici, minime, apprezziamo i maestri del razionalismo italiano e davanti alle loro opere discutiamo per ore. Non ci interessano le questioni di stile, le ultime tendenze, la cresta dell’onda. L’incontro con Chipperfield e  Byrne, nei seminari di Napoli, è stata per noi la testimonianza più diretta del fare architettura: osservare, ascoltare, comprendere, per poi esprimere concretamente le proprie idee!

Siamo convinti che in Italia la nostra generazione vive indubbiamente un momento comunque straordinario. I concorsi di progettazione, che rappresentano per il nostro studio la gran parte delle occasioni di lavoro, hanno avviato una stagione nuova, di nuove architetture e di nuovi architetti. E’ un processo che favorisce la possibilità di esprimersi, di poter lavorare al progetto, di compiere un lavoro di ricerca, di realizzare un’architettura che conserva intatte le proprie radici e la propria appartenenza allargando la riflessione ai nuovi paesaggi e al cambiamento.
Guardiamo a quegli architetti e a quelle storie umane costruite sulla passione e sul confronto delle idee.

Non può esserci progetto senza un’osservazione continua, una ricerca costante, senza la curiosità e la voglia di mettersi continuamente in discussione.
Proprietario
Vincenzo Corvino
Giovanni Multari
Collaboratori
38
Fondato
1995
Settori di specializzazione
Architettura
Urbanistica
Design
Collaboratori responsabili
Giovanna Castaldo
Michele Natale
Giovanni Podestà
Marco Poerio
Marco Polito
Anna Esposito